Essere "intolleranti per moda", è la tendenza degli ultimi anni che porta all’evitamento di alcuni cibi o all’eliminazione di intere categorie di alimenti con l’intento di dimagrire o di migliorare l’irritabilità intestinale spesso associata a sintomi come gonfiore addominale, stitichezza, diarrea e altre condizioni.
L’Associazione italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, in collaborazione con le maggiori Società scientifiche (AAIITO, AIGO, AMD, ANDID, SIAAIC, SIAIP, SID, SINU, SINUPE e SIO), si è esposta riguardo la validità dei test delle intolleranze alimentari, elaborando un decalogo approvato dal Ministero della salute.
E’ importante sapere che le allergie alimentari e le intolleranze alimentari non sono la stessa cosa!
L’allergia alimentare è una reazione avversa scatenata dal sistema immunitario che riconosce come anomala una componente proteica presente in un alimento. I test più attendibili, prescritti da un Medico, sono test cutanei come il Prick test, il dosaggio di IgE specifiche tramite Rast test e altri di stimolo con alimenti.
Le intolleranze alimentari sono reazioni avverse scatenate verso un alimento tramite meccanismi diversi da quelli immunologici, ancora non del tutto conosciuti. Attualmente gli unici test validati scientificamente per riconoscere le intolleranze alimentari sono il breath test per l’intolleranza al lattosio e il dosaggio di particolari anticorpi e autoanticorpi IgG e IgA per l’intolleranza al glutine.
In commercio, esistono una serie di test non scientifici che vengono utilizzati con lo scopo di individuare alimenti responsabili di determinati sintomi e reazioni intestinali. Tra i più comuni, il dosaggio anticorpi IgG4, la cui positività verso diversi alimenti si riscontra normalmente in persone con nessun problema di allergia o intolleranza, e altri test come quello citotossico eseguito sul sangue, elettrico, kinesiologico, del capello, biorisonanza e così via.
In genere, i sintomi correlati alle intolleranze alimentari sono di natura intestinale, come la diarrea, oppure dermatologica, come le eruzioni cutanee, oppure legate al ridotto assorbimento dei nutrienti. Spesso questi fattori che contribuiscono a determinare il quadro di un soggetto “intollerante” sono associati anche ad abitudini alimentari scorrette, stress e ansia.
Gli alimenti più incriminati sono il grano, il glutine, latticini, lievito, carne, uova, soia e alcune tipologie di frutta e verdura.
Intraprendere diete inappropriate che prevedano l’esclusione di un alimento, o che restringano la scelta verso categorie alimentari, necessitano di una serie di accorgimenti e indicazioni che uno specialista della nutrizione dovrebbe fornire al fine di assicurare un adeguato e bilanciato apporto calorico, di macronutrienti e di micronutrienti. Quindi, l’autogestione non è la scelta ottimale, in quanto vi è il rischio di incorrere in squilibri nutrizionali e nel lungo termine determinare un quadro di malnutrizione.
Le diete costruite sulle presunte intolleranze alimentari, ottengono risultati in termini di dimagrimento perché il soggetto impoverisce a tal punto la varietà della sua alimentazione che questo determina automaticamente un drastico taglio delle calorie.
Perciò, diffidate dalla vastità di test promossi da centri estetici, palestre, farmacie, laboratori di analisi o altre strutture non specificatamente sanitarie e da figure eterogenee, non competenti e non autorizzate che spacciano, con poca evidenza a sostegno, questi test come in grado di diagnosticare o far emergere eventuali intolleranze verso alcuni alimenti.







